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Boldini: nato sotto una buona stella

Boldini: nato sotto una buona stella

 

Se confrontiamo le biografie di molti pittori, da Caravaggio a Van Gogh, leggiamo di vite tormentate, problematiche e misconosciute fino alla fine. Per loro la fortuna e la notorietà arriveranno dopo la morte.

Per Giovanni Boldini no. Potremmo paragonarlo a “Gastone” cugino di Paperino.

Nacque il 31 dicembre 1842 a Ferrara, ottavo di tredici fratelli e sorelle. La madre, Benvenuta Caleffi, era benestante e suo padre, Antonio Boldini, era… pittore.

Nessun bisogno di “combattere” per dedicarsi all’arte, perché di arte viveva il padre. E in effetti imparò a disegnare prima ancora che a scrivere. Ma “Zanin”, l’affettuoso soprannome con cui lo chiamavano, era proprio dotato. Si ritagliò uno spazio nel granaio di casa e divenne il suo “atelier”.

A soli quattordici anni dipinge il suo autoritratto a olio e, a vederlo, sembra un lavoro di un pittore adulto e fuoriclasse. Giovanni mal sopportava le imposizioni e la didattica e fu merito del padre che con sapienza seppe trasmettergli solide basi accademiche e tecniche, dimostrandosi un eccellente maestro.

Nemmeno adolescente riceveva commissioni per copiare quadri quattrocenteschi, come la Madonna della Seggiola di Raffaello, cosa che gli riusciva con rara maestria.

Arrivò il momento di prestare servizio militare, ma Giovanni era “alto” solo 1,54… un centimetro in meno di quanto necessario. E fu esonerato.

Qualche tempo dopo morì suo zio Luigi che, in assenza di discendenza diretta, consegnò il suo patrimonio ai pronipoti destinando a “Zanin” più di 29.000 lire (oggi sarebbero circa 200.000 euro).

Fu così che poté dedicarsi solo all’arte e iniziò a viaggiare. Iniziò a frequentare ricchi possidenti stranieri ai quali faceva il ritratto e, siccome era provvisto di fascino, seppe di intrecciare focose relazioni con le ricche signore straniere che non mancavano, poi, di finanziarlo e introdurlo nel “bel mondo”.

Il suo stile, malgrado le personali frequentazioni con i macchiaioli prima e gli impressionisti poi, resta ben ancorato alla sua “origine” quattrocentesca e a prediligere il ritratto. Ricordate il viso di Giuseppe Verdi con la sciarpa bianca? Lo fece Boldini.

Parigi si adattava benissimo al suo temperamento (il suo allievo Giovanni Fattori lo giudicò vanitoso e vacuo). Gli piaceva la bella vita, gli aristocratici, le belle donne: fu interprete perfetto della “belle epoqué”.

Viaggi, donne ricche, riconoscimenti artistici ed economici, in ogni parte del mondo in cui andava; persino a New York. Il suo stile era inconfondibile quanto poco imitabile: bisognava avere una “mano” straordinaria.

Nel 1919 fu anche insignito della Legion d’Onore e divenne grande ufficiale dell’Ordine della Corona.

Morì a Parigi nel 1929, ma volle essere sepolto a Ferrara. Forse non aveva mai dimenticato che lì iniziò a brillare la sua buona stella, che lui seppe ascoltare.

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