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Francesco Hayez, oltre il bacio

Francesco Hayez, oltre il bacio

 

Per chi ha frequentato l’Accademia di Brera “Il bacio” di Hayez è un appuntamento quotidiano. Tutte le mattine il bacio versione statua di bronzo (opera dello scultore Francesco Barzaghi) è lì che ti aspetta in “piazzetta”; un saluto e si inizia la giornata di scuola.

In effetti il quadro di Hayez è praticamente l’unico che il pubblico associa al pittore veneto-milanese. Magari non ne ricorda il nome, ma il quadro è conosciuto. Il commento più frequente è: «Guarda che bello l’effetto del tessuto della gonna…»

Auto biografia strategica

Su Francesco Hayez si sa tutto. È forse il primo caso di “strategia dell’immagine” consapevolmente costruita e percorsa da un artista. Fu lui a dettare all’amica “contessa Giuseppina Negroni Prati Morosini” le sue “Memorie”, con l’accordo di donarle all’Accademia di Brera dopo la sua morte.

Nasce a Venezia il 10 febbraio 1791. La sua famiglia è poverissima e per questo il piccolo Francesco viene affidato ad una zia materna benestante di Milano, sposata con Francesco Binasco antiquario e collezionista di opere d’arte.
 

Così viene introdotto alla pittura con l’intento di istruirlo come restauratore. Affidato alla guida del Maggiotto (di scuola tardo settecentista), divora libri mitologici e storici e studia i grandi maestri veneti: da Giambattista Tiepolo e Sebastiano Ricci a Francesco Fontebasso e Giovanni Battista Piazzetta e in particolare Gregorio Lazzarini tanto da imitare il suo modo di dipingere chiaro e levigato.

Termina l’apprendistato presso il Maggiotto e lo zio Binasco si accorge del talento particolare del “nipote”. Lo invia all’Accademia di belle arti di Venezia e a soli 14 anni vince il primo premio per il disegno di nudo.

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Il presidente dell’Accademia conte Leopoldo Cicognara darà un impulso decisivo alle aspirazioni di Francesco. Il conte scrive delle lettere di raccomandazione indirizzate a cardinali e artisti, tra cui Antonio Canova. Hayez, con lo zio, parte per Roma.

Presentato al Canova come “interprete delle ispirazioni nazionali, in grado di dare nuova linfa alla grande pittura italiana”, Francesco non ha difficoltà a inserirsi in tutti gli ambienti che contano.

Con simili “sostenitori”, consensi e vittorie non mancano. Il conte Cicognara lo sostiene economicamente con grande generosità e Canova diventa il suo “manager” artistico.

A Milano, poi, diventa maestro dell’Accademia di Brera e contemporaneamente professore onorario dell’Accademia di belle arti di Bologna. Onorificienze, incarichi accademici e commissioni importanti si accumulano senza problemi.

Accademia… c'est moi

Lo stile di Francesco Hayez si può riassumere in una parola: Accademia.

All’opposto di molti pittori che si distinguevano per essere “contro” qualcosa, il sistema accademico, le regole tecniche della “buona maniera”, i soggetti consueti ecc., Hayez è “con”.

La sua tecnica prodigiosa, affinata proprio con lo studio del “capostipite” dello stile accademico Raffaello Sanzio, e la scelta di temi e soggetti tradizionali e storici lo rendono un perfetto rappresentante della “pittura ufficiale”.

Contemporanei di Hayez sono Courbet, Millet e i pittori realisti della scuola di Barbizon e verso il 1850 in Italia già i Macchiaioli con Fattori e Signorini. In Gran Bretagna c’è Turner e in spagna Goya.

Negli innumerevoli commenti e descrizioni agiografiche non ha rivali e non c’è spazio per alcuno dei tanti segni d’innovazione già presenti.

D’altra parte come possono crearsi i movimenti “contro” senza realtà consolidate… “con”?

Morì a Milano celebrato e onorato il 12 febbraio 1882.

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