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Vermeer: non solo perle

Vermeer: non solo perle

 

Della vita di Jan Vermeer non si sa molto. Nacque, visse e morì a Delft, in Olanda, dal 1632 al 1675. Il padre era un tessitore di seta e anche mercante d’arte e nel 1642 affiancò l’attività di locandiere, acquistandone una nella piazza del mercato.

Jan si converte
L’attività “artistica” del padre contagiò Jan, che volle imboccare la strada della pittura.
Jan ereditò tutto e si sposò con Catherine Bolnes. Oltre alla differenza di censo (la moglie era in una situazione superiore rispetto a Jan) erano di religioni diverse: protestante lui e cattolica lei.

 

Pare che Jan Vermeer si convertì al cattolicesimo. Qualche tempo dopo le nozze la famiglia Vermeer si trasferì dalla madre di Catherine che, generosamente impiegò molti dei suoi soldi per aiutare Jan a sfondare nel mondo dell’arte.

Malgrado tutto Jan visse sempre assillato da problemi economici, forse anche perché diede vita a 14 figli.

Queste scarne notizie poco raccontano del carattere di Jan Vermeer che possiamo solo intuire dalle sue opere.

Dipingeva spesso per sé e molti quadri non li vendette, ma restarono in eredità alla moglie che li adoperò, insieme alla casa di Jan, per calmierare i debiti accumulati.

La "Gioconda" olandese

Il quadro più famoso è “Ragazza con turbante”, diventato poi “Ragazza con l’orecchino di perla”. Una specie di “Gioconda” dei paesi nordici.

Un quadro suggestivo, che però non rientra nei suoi abituali soggetti.

I soggetti di Vermeer erano ritratti della media borghesia intenta nelle proprie faccende: la merlettaia, lezioni di musica, pesatrice di perle ecc. Dei tranquilli momenti di vita domestica.

Lento e pignolo
Era molto meticoloso e preciso. Per realizzare un quadro gli occorreva moltissimo tempo. Usava anche lui, come gran parte dei pittori fiamminghi, la camera ottica per ricavarne con precisione proporzioni, fisionomie e tagli di luce.

 

Iniziava la stesura dei colori, precisa e metodica, tono su tono per acquisire intensità straordinarie. Alcune parti, addirittura, risultano volontariamente un po’ sfocate per consolidare il realismo dell’immagine.


Colori rari e costosi

I colori che preparava (allora non esistevano i tubetti pronti) erano frutto di una lunghissima preparazione e di ingredienti di primissima qualità, molto costosi, a cui Jan non rinunciava. Il suo inconfondibile blu deriva dalla lavorazione del lapislazzulo (lo stesso blu che usava Giotto per il suo cielo), raro e costosissimo.

Infiniti punti

Infine, pazientemente, rifiniva il quadro con la stesura a “punti” (nulla a che vedere con il pointillisme dell’ottocento), per rendere l’atmosfera e la consistenza degli oggetti. Punti minuscoli e quasi invisibili che sono la sua caratteristica inimitabile.

 

Un vero peccato che, come scrisse la moglie: "…a causa delle grandi spese dovute ai figli e per le quali non disponeva più di mezzi personali, si è afflitto e indebolito talmente che ha perso la salute ed è morto nel giro di un giorno e mezzo".

Chissà cosa avremmo potuto vedere se la vita, con lui, fosse stata più generosa.

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