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Veronese, il mago degli affreschi

Veronese, il mago degli affreschi

Per capire la stupefacente tecnica di Paolo Caliari detto “Il Veronese” bisogna ricordare come si dipinge in “affresco”, tecnica che nemmeno il grande Leonardo fu capace di padroneggiare (ricordiamo il disastro tecnico della sua “Ultima cena”).

Nell’affresco il dipinto si realizza direttamente sull’intonaco.

Si parte dalla parete ben asciutta e senza dislivelli dove si stende una malta grossolana composta di calce spenta e sabbia dello spessore di un centimetro per rendere la superficie più uniforme possibile.

Su questo strato si applica l’intonaco (o tonachino) composto da sabbia fine di fiume, polvere di marmo, pozzolana setacciata, calce e acqua.

Su questo intonaco il pittore ha al massimo tre ore per dipingere prima che la parete asciughi. Dipingendo “a fresco”, cioè quando l’intonaco è bagnato, il colore entra direttamente in composizione con l’intonaco e ne viene inglobato. Una volta asciutto resisterà per secoli all’acqua e al tempo.

 

Mi piace complicato

Cominciamo a intuire quali difficoltà deve affrontare il pittore.

1 – Il pittore deve essere veloce perché ha poco meno di tre ore prima che l’intonaco asciughi e non può correggere uno sbaglio o una imprecisione, altrimenti è tutto da rifare.

2 – Impossibile dipingere tutta l’opera; il pittore la deve realizzare pezzo a pezzo nel caso di una figura umana al massimo riesce a dipingerne metà.

3 – Quello che dipinge dev’essere completo, cioè non può stendere il colore, e poi le ombre, e poi le velature e poi i particolari. Tutto ciò che dipinge a intonaco asciutto scompare in breve tempo.

4 - Il pittore deve capire quale sarà il colore finale. I pigmenti umidi hanno toni diversi una volta asciutti e il colore stesso entra in combinazione con i materiali dell’intonaco ed è necessario evitare gli ossidi, che agirebbero senza controllo nel modificare la tinta.

Ovviamente, se sono rimasto a metà dipingendo un mantello blu, nella prossima “giornata” dovrò assolutamente ricreare un blu identico combinando intonaco, pigmento e acqua.

Immaginiamo la precisione compositiva nel caso di un affresco di grandi dimensioni, tenuto conto che non si può sbagliare.

Per concludere il già nutrito corredo di difficoltà, a volte tocca affrescare un soffitto e perciò dipingere stando sdraiati su un ponteggio.

 

Bravura manifesta

Paolo Caliari nasce a Verona nel 1528 da padre “scalpellino” e madre figlia naturale del nobile Antonio Caliari.

Il suo maestro Antonio Badile, di cui sposerà la figlia qualche anno dopo, gli insegna i primi rudimenti dell’Arte, ma Paolo è un vorace studioso e assorbe e impara da tutto ciò che vede: Mantegna, Bellini, Tiziano e la scuola veneziana.

L’incontro con l’architetto Michele Sanmicheli gli cambia la vita, perché è lui che lo introduce negli ambienti che contano e gli fa da mentore.

Nel 1551 è già a Venezia e il successo è immediato. La sua abilità nel costruire composizioni davvero complesse, con decine e decine di personaggi si unisce ai colori che è capace di creare: vivaci, gioiosi, vividi che subito colpiscono i sensi di chi guarda. La padronanza eccezionale della prospettiva gli consente di creare figure sorprendenti che si affacciano da balconi dipinti, che sembrano veri e creano una piacevole illusione teatrale di verità.

“Il Veronese”, come lo soprannominarono a Venezia, però non è solo affresco, c’è ancora molto da dire.

Ma di questo parlerò in un altro post.

Ecco le stampe dedicate a Paolo Veronese

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