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Banksy, la legge e l’immagine

Banksy, la legge e l’immagine

Uno degli “artisti” più conosciuti del nostro tempo è Banksy.

 

Ha gelosamente nascosto la sua identità e non sappiamo se sia un solo individuo o un gruppo di lavoro.

Sì è presentato come “graffitaro”, dipingendo sui muri le sue figure a stencil (cioè preparando in studio delle forme guida da trasferire velocemente sui muri).

 

Le sue illustrazioni sono di denuncia sociale e la scelta dei graffiti è per marcare la sua distanza da un “sistema” dell’arte che non condivide.

In sintesi, l’immagine che ha voluto creare nella considerazione pubblica è quella di un artista di strada che disegna in gran segreto le sue figure e scappa. Rifiuta il commercio e il sistema composto da musei, galleristi e case d’asta.

 

"Il copyright è per i perdenti" ha scritto nel suo libro, invitando il pubblico a riprodurre e utilizzare qualsiasi opera pubblica, volendo così colpire uno dei pilastri economici delle opere d’arte: il diritto d’autore.

 

Fin qui le parole di Banksy. Diamo un’occhiata ai fatti.

 

Esiste una società di nome “Pest Control” (un riferimento ai suoi “topi” disegnati), che si occupa di autenticare e certificare le opere di Banksy come quella, per esempio, venduta per 1 milione di sterline da Sotheby’s, incluso lo spettacolino dell’autodistruzione (ma solo a metà) dell’opera stessa.

 

Una bella conferma per quel sistema che diceva di voler eliminare.

 

In coerenza con quanto dichiarato da Banksy hanno iniziato a proliferare le mostre dedicate alle sue immagini, dove lui non c’entra, che raccontano ed espongono le copie dei suoi disegni.

 

Ebbene la “Pest control” ha iniziato a fare causa a tutti, affermando che è vero che non c’è copyright, ma che alcuni disegni sono stati depositati come marchio.

 

Per ora questa furbata non funziona molto, perché la “Pest control” ha perso sinora tutte le cause (senza entrare nei distinguo legali specifici).

 

Il vero problema per Banksy è scegliere se difendere la sua coerenza e l’immagine da “graffitaro” che ha creato oppure dare la precedenza alle sue tasche.

 

A volte chi è troppo furbo si imbroglia da solo.

 

Andrea Giuseppe Fadini

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