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Come lo vedo io:  Francesco Guardi

Come lo vedo io:  Francesco Guardi

 Francesco Guardi nasce il 5 ottobre 1712 a Venezia in una famiglia di pittori.

 

Il padre Domenico, come la madre Maria Pichler, appartengono alla piccola nobiltà trentina della Val di Sole. Alla morte di Domenico la bottega passa al figlio primogenito Gianantonio, dove Francesco inizierà il suo apprendistato. La secondo genita Cecilia sposerà Giovan Battista Tiepolo.

 

In tutto il primo periodo della sua attività è difficile distinguere i quadri dei due fratelli: ancora oggi, per alcune opere, la disputa tra critici è aperta.

 

Noi, però, ricordiamo Francesco Guardi per le “vedute”, i paesaggi e lo accostiamo a Canaletto. E proprio questo confronto ci aiuta a definire, per contrasto, la novità e lo stile di Francesco Guardi.

 

In Canaletto l’immagine è precisa, nitida, potremmo definirla “scientifica”: il soggetto è raccontare con precisione quello che si vede, quello che c’è.

Con Francesco Guardi le cose cambiano.

Il disegno non è seguito con precisione, ma i colori prendono vita, le “macchiette2, intese come piccoli colpi di colore, sono più vivaci, libere e la stesura del colore è “atmosferica” lasciando vibrare la superficie con l’intento di “rendere un’atmosfera”.

 

Non più il paesaggio come “dipingo esattamente ciò che vedo”, ma il paesaggio come espressione della propria esperienza individuale: si apre la porta alla memoria e allo “stato d’animo”.

 

Anche per questo, Guardi, sceglie vedute “minori” di Venezia, anche periferiche o diroccate che mai Canaletto o Bellotto hanno preso a soggetto.

 

Soprattutto nell’ultimo periodo, per Francesco Guardi, il paesaggio diventa un pretesto per ricercare accostamenti e ritmi luminosi, nebbie argentee e trasparenze attingendo a una tavolozza incredibile di colori e toni.

 

Vedute e paesaggi filtrati dall’anima e dalla sensibilità di un grande Francesco Guardi.

 

Andrea Giuseppe Fadini

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