Salta il contenuto
Consegna in 4 giorni lavorativi
Spedizione gratuita per ordini superiori a € 25
Il pittore d'oro. Jan Vermeer

Il pittore d'oro. Jan Vermeer

 

L’Olanda intorno al 1600, e per quasi un secolo, visse un periodo florido e pacifico che gli storici hanno chiamato “Il secolo d’oro”.

 

Pace e ricchezza insieme a un carattere tollerante della popolazione furono alchimia di una struttura sociale in cui fiorirono i commerci, la cultura e le arti.

È in questo ambiente che nel 1632 nasce Jan Vermeer uno dei pittori oggi più conosciuti e apprezzati della storia.

 

Vermeer nasce a Delft, in Olanda, tra Rotterdam e L’Aia. In Olanda non c’è un “Vasari”, che documenta e racconta le vite dei pittori, e le notizie sulla vita di Vermeer sono state raccolte attraverso documenti, registri e commenti dei colleghi pittori.

 

Il padre Reynier era un tessitore di seta, ma si occupava anche di commerciare opere d’arte. Nel 1641 i genitori di Vermeer comprano una locanda vicino la piazza del mercato.

 

Il giovane Jan studia pittura da Carel Fabritius uno degli allievi più dotati e promettenti di Rembrandt, che però morì a soli 32 anni proprio a Delft in una enorme esplosione di un magazzino vicino al suo studio che distrusse un intero quartiere.

Jan Vermeer ha 20 anni quando, nel 1652, muore il padre e lui eredita locanda e attività varie e l’anno dopo entra nella “Gilda di San Luca”, che è la corporazione dei pittori.

 

Dai registri della corporazione risulta che però Vermeer non era in grado di pagare la quota di ammissione, il che indicherebbe che il pittore, malgrado tutte le sue attività, aveva problemi economici.

 

In quel particolare periodo storico a Delft il pittore non era un personaggio come potevano essere Il Veronese o il Tiepolo o addirittura il Caravaggio che avevano a che fare con i re e i potenti. L’arte era, se così si può dire, popolare e ogni famiglia, che non fosse povera, comprava quadri e le case degli olandesi erano ben fornite di quadri. Quindi il fatto che un pittore avesse una locanda e commerciasse in tessuti era del tutto normale.

 

C’erano pittori specializzati che producevano quadri ascoltando gusti della gente (oggi diremmo i consumatori). Nature morte, scene di genere, vedute, interni e “tronie”. I tronie erano volti di persone caratteristiche che non erano ritratti, cioè non rappresentavano un individuo in particolare, ma volti inventati.

 

A questa categoria, per esempio, appartiene uno dei dipinti più famosi di Vermeer: La ragazza con il turbante (anche conosciuta come Ragazza con l'orecchino di perla).

C’erano botteghe dove si potevano acquistare quadri così come vestiti, mobili o altro. L’arte alla portata di tutti, in mezzo alla gente.

Jan Vermeer aveva due particolarità che non gli facilitavano il lavoro.

 

La prima è che era lentissimo. Per dipingere un quadro ci metteva tanto di quel tempo che il prezzo finale, che comunque era determinato dal mercato, lo ripagava a fatica. E inoltre il blu che adoperava per dipingere era di lapislazzulo puro che all’epoca era difficile da trovare e costava più dell’oro.

 

Vermeer era protestante, ma nel 1653 conosce Catherina Bolnes, differente non solo per la religione, ma anche per il ceto sociale perché di famiglia molto ricca.

Jan si converte alla religione cattolica e si trasferisce nella casa della moglie, dove la suocera, Maria Thins, mette a disposizione la sua rendita affinché il genero si imponga nel mondo dell’arte.

 

Le cose sembrano migliorare: Pieter Van Ruijven, uno dei più ricchi cittadini di Delft, diventa suo mecenate e compra abitualmente i suoi quadri.

Nel 1662 viene eletto capo della Gilda, il che indica che era considerato un cittadino rispettabile. Intanto, con la moglie Catherina dà vita anche a 14 figli, che non facilitano il bilancio familiare.

 

I temi cari a Vermeer sono scene della vita quotidiana. Una borghesia attenta ai valori del lavoro, della famiglia, dedita alla cura dei figli e serenamente impegnata nelle faccende della vita domestica.

Nelle sue immagini gli oggetti sono ricercati e di lusso e le azioni sono quelle semplici e quotidiane, come leggere una lettera, bere un bicchiere di vino, versare il latte, ricamare.

 

Ecco che nel 1672 Il signor Luigi XIV, interrotta la guerra con la Spagna, vuole prendersi i Paesi Bassi; non da solo, anche l’Inghilterra si allea con la Francia.

Il ricco porto e la prospera situazione olandese fa gola.

Gli olandesi chiameranno quest’anno “l’anno del disastro”. Rampjaar.

 

Per gli invasori le cose non furono poi così facili e gli olandesi diedero filo da torcere. Aprirono le dighe e allagarono i territori fermando gli eserciti e il resto è storia.

Di sicuro fu un disastro per Vermeer, che iniziò a fare debiti visto che la gente aveva tutto in mente fuorché comprare un quadro.

 

Esiste un documento, redatto su dichiarazione della moglie, che Jan Vermeer non resse al crollo verticale delle sue attività e l’oppressione dei debiti fu causa della sua morte a soli 43 anni.

 

La moglie offrì al Consiglio cittadino la casa e i dipinti del marito e in qualche modo chiuse la questione, conservando diciannove opere per sé e la madre Maria.

 

Diciamo pure che era troppo lento a dipingere, ma i suoi quadri hanno sfidato e vinto il tempo perché ogni opera di Jan Vermeer è un capolavoro di bellezza.  

 

Articolo precedente I paesaggi come scienza

Lascia un commento

I commenti devono essere approvati prima di pubblicazione

* Campi obbligatori