
L’inventore dei puntini: Georges Seurat
Georges-Pierre Seurat nasce il 2 dicembre 1859 a Parigi.
Il padre Antoine lascia la professione di avvocato e si dedica al giardinaggio, a collezionare quadri religiosi e ad andare a messa la domenica nella sua cappella privata.
Lo zio di Georges è pittore per diletto, non ha successo, ma affascina il nipote e il piccolo Seurat decide che vuole studiare pittura e diventare artista.
Seurat si iscrive alla scuola municipale di disegno. Gli piacciono i dipinti di Raffaello e Ingres, per lui inarrivabili.
Studia con serietà e coscienza, ma non ha particolare talento.
In compenso si interessa e legge tutti gli scritti teorici sulla pittura: dal trattato di Leonardo da Vinci fino alla “Grammatica dell’Arte del disegno” di Charles Blanc e al saggio del chimico Michel Eugène Chevreul.
Visita la quarta mostra degli impressionisti al Salon e decide che gli insegnamenti accademici non fanno per lui e con due amici apre un atelier.
Libero da regole può sperimentare le teorie che legge sui libri e metterle in pratica.
Ispirazione, espressione, sensibilità, passione sono sentimenti a lui estranei. Scrive che, essendo tutte le regole insite nella natura, basta individuarne i principi scientifici. Nell’arte tutto dev’essere voluto.
Tutto preso dalle sue teorie, George Seurat inventa uno stile preciso che risponde alle sue necessità scientifiche: il puntinismo.
Scompone il colore e lo ricompone attraverso l’accostamento di colori primari che ricreano direttamente nell’occhio, sulla retina, il colore definitivo.
In un periodo che ha eletto a nuovi idoli la scienza e il progresso la pittura di Seurat desta interesse.
Ma dal punto di vista espressivo le cose vanno tutt’altro che bene.
Dipingere a puntini è lunghissimo e snervante. Per il suo quadro più famoso (Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte) Seurat impiega tre anni.
Le figure sono fredde, legnose, impersonali e sembra più un gioco intellettuale che pittura.
Quando altri pittori sperimentano il puntinismo Seurat non è contento, ma ha paura che gli “rubino” la primogenitura dell’idea, come se gli portassero via un brevetto scientifico. Per lui il nome esatto di questo stile non è puntinismo, ma “cromo-luminismo”.
Come la fotografia aveva portato precisione nella riproduzione dei paesaggi e delle figure umane, così anche la pittura doveva attenersi alle leggi della scienza.
Per tanti motivi i pittori che avevano aderito a questo stile cambiano idea e, tra tutti, il grande e famoso Pizzarro che scrive: “non ero fatto per questa arte, che mi dà la sensazione di un livellamento mortale”.
Seurat è giovane e non si perde d’animo. Vuole mettersi a studiare come dare movimento alle figure che dipinge.
Ma il destino ha scelto diversamente: un’influenza (con precisione non si è mai saputa la diagnosi) lo uccide a soli 31 anni, portandosi via anche suo figlio due settimane dopo.
Pronunciò lui stesso la frase che lo definisce meglio: “Alcuni dicono che vedono la poesia nei miei quadri. Io vi vedo solo la scienza.”
Andrea Giuseppe Fadini
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