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L'ultimo Cézanne verso il futuro

L'ultimo Cézanne verso il futuro

L’ultimo Cézanne verso il futuro

 

Paul Cézanne, di origini italiane, nacque in provincia a Aix-en-Provence nel 1839.

Il suo carattere impetuoso, ma indeciso a tutto, si rivelò inamovibile su un solo argomento: l’arte. Entrò in conflitto con il padre, che lo voleva magistrato, e, con l’aiuto del suo amico fraterno Emile Zola, riuscì a perseguire il suo intento.

 

 

A Parigi fu Pissarro il suo mentore, la persona che lo guidava e consigliava, e lo introdusse nell’ambiente pittorico che contava.

Il carattere di Cézanne, tumultuoso, diffidente e malinconico, non lo aiutò di certo e lo spinse a tornare spesso nella “sua” provincia.

 

L’unico punto fermo in tanta confusione era la pittura. Paul era convinto di doversi dedicare alla ricerca pittorica per dimostrare con i suoi quadri la sua idea.

Non era d’accordo con gli impressionisti. Non era cogliere l’impressione dell’attimo il suo interesse.

Cézanne voleva arrivare all’intima struttura delle cose che si vedono.

 

Cézanne, di fatto, abolisce la luce, la prospettiva e il disegno così com’erano considerati fino ad allora. Scrive. “… Man mano che si dipinge, si disegna. Più il colore diventa armonioso, più il disegno si fa preciso”.

 

Cézanne disegna accostando i colori con le sue inconfondibili “pennellate a pettine”. Così, anche la luce e la prospettiva sono rese con i colori: colori caldi per le cose vicine e freddi per le cose lontane.

I soggetti sono tutt’altro che impressionisti; dipinge paesaggi e nature morte invece che vita parigina, feste e balli.

 

“Dipingere non è copiare servilmente il dato oggettivo, è cogliere un’armonia fra rapporti molteplici e trasporli in una propria gamma, sviluppandoli secondo una logica nuova e originale.”

 

Il suo stile e la sua ricerca aprono le porte al cubismo e a tutta la pittura a seguire, tanto che Matisse e Picasso dichiarano: “Cézanne è il padre di tutti noi”.

 

Isolato da tutti gli altri, come Van Gogh, Cézanne crea la sua filosofia pittorica con fatica: depressione e bipolarismo, di cui era consapevole, gli complicano la vita.

Il 22 ottobre 1906 muore per una polmonite che si era preso, a causa di un temporale che lo sorprese mentre era in campagna a dipingere.

 

“Ho una sensazione lieve, ma non riesco ad esprimerla. Sono come uno incapace di usare la moneta d'oro in suo possesso.”

 

Le sue condizioni di pensiero e carattere gli impedivano di riconoscere il valore del suo lavoro che, invece, è qui sotto i nostri occhi, oggi, a illuminare tutti noi.

 

Andrea Giuseppe Fadini

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