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Un quadro bello come una foto, una foto bella come un quadro.

Un quadro bello come una foto, una foto bella come un quadro.

A Milano, per la diciassettesima edizione del Photofestival, si inaugura una mostra fotografica dal titolo “Imago mentis - Scoprire Stupire Affascinare”.

L'esposizione è presso DOFMA Milano, in viale Marelli a Sesto San Giovanni. Troveremo 12 fotografie di grande formato di  Enrico Camporese.

Così descrive la mostra la curatrice Ornella Roccuzzo:

"Enrico Camporese lavora per la sua emozione, su un progetto mentale suggerito dalle fotografie, sia in bianco e nero sia a colori, scelte sulla base della possibilità compositiva e soprattutto, nello spazio mentale tra sonno e veglia, sono riflessioni e viaggi senza mete, che hanno nell'onirico lo spunto decisivo di traduzione nel reale"

Queste immagini mi hanno riportato alla mente commenti frequenti che ho ascoltato visitando mostre di foto e mostre di dipinti.

Di fronte a fotografie particolarmente espressive oppure a fotografie elaborate al computer per arricchirle di effetti e sovrapposizioni ho sentito spesso dire “Che bello sembra un quadro”.

Allo stesso modo visitando mostre iper-realiste o di fronte a quadri particolarmente espressivi sento dire “Che bello sembra una foto”.

Sembrerebbe che realizzare un risultato adoperando un sistema nato per fare altro sia meritevole.

Se uso colori e pennelli per arrivare a un risultato fotografico sono bravo. Forse basterebbe scattare una foto.

Così come lavorare su fotografie arrivando al risultato che si potrebbe ottenere molto facilmente con colori e pennelli è punto di merito.

Attenzione però due procedimenti non sono ammessi:

Se dipingendo copi da una foto sei da biasimare, vali poco.

Ignorando il fatto che fior di artisti da Van Gogh a Degas a Cézanne e via dicendo copiavano da fotografie. E ancora Canaletto e Leonardo da Vinci non si facevano mancare vetri e camere ottiche.

Facilitare il lavoro in vista di un buon risultato dovrebbe essere ovvio.

Per i fotografi la caduta verticale di apprezzamento avviene se ammettono di aver usato il computer.

La reprimenda si traduce in un deluso: ”aah… ha usato il computer”.

Come se usare Photoshop fosse gioco da bambini dell'asilo.

Secondo me, quale che sia la tecnica usata, e al risultato che bisognerebbe guardare. L'estetica dell’immagine, cosa comunica, il suo messaggio.

Consiglio agli artisti di sostituire le specifiche tecniche del proprio lavoro, cioè olio su tela, acrilico su tavola ecc… Una di queste frasi così quando vi chiedono “Ma come l'hai fatto?” rispondete:

“Segreto”  “Frutto della mente”  “Con le mani”  “Col pensiero”.

Scegliete voi quella che vi piace di più.

Andrea Giuseppe Fadini

 

 

 

 

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