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La Gioconda di Raffaello

La Gioconda di Raffaello

Una prima corrispondenza tra il dipinto di Raffaello e il celebre quadro di Leonardo è che entrambe i pittori le tennero con loro per tutta la vita, senza mai cederle a nessuno.

 

Quasi uguali le misure: cm 87 per 63 la Fornarina e 77 per 53 la Gioconda.

Il fascino dei due ritratti e l’assenza di notizie certe hanno creato un fitto elenco di interpretazioni, spesso non vere, e alimentato leggende.

 

Raffaello dipinse “La fornarina” intorno al 1520 è lo firmò scrivendo il suo nome sul bracciale della donna.

Il titolo stesso del quadro compare solo verso il diciottesimo secolo e deriva da un’incisione su una stampa del 1770.

 

L’ipotesi favorita ci racconta di Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, che sarebbe stata amata da Raffaello e perciò avrebbe posato per il dipinto.

 

Un accurato studio dello storico dell’arte Giuliano Pisano, invece, indica come la parola “fornarina” in quanto derivato da “forno”, sia, fin dai tempi dell’antica Grecia, sinonimo popolare dell’organo femminile. Per questo il soggetto dovrebbe essere la celebrazione della bellezza ideale contrapposta alla donna procreatrice e terrena.

 

Raffaello avrebbe realizzato un tema di Tiziano, “Amor sacro e amor profano” su due quadri separati: “la fornarina” da una parte e “la donna velata” dall’altra.

 

È un’interpretazione come un’altra.

A noi resta un’immagine di fresca immediatezza, con una sensualità discreta e dolce realizzata dal grande Maestro con una tale abilità che conferma ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, il talento inarrivabile di Raffaello Sanzio.

 

Andrea Giuseppe Fadini

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